Di videogiochi, qui in redazione, ne sono passati, ne passano e ne passeranno tanti, impossibile tenere il conto. E tra i tanti, molti sono stati, sono e saranno parecchio violenti. Una cosa nuda e cruda, diciamo matura e giustamente “VM18”, come quella di Homefront, però, non ricordiamo di averla ancora vista. Il gioco in questione, per chi non lo sapesse, è un FPS di stampo classico (dal punto di vista della giocabilità) e di stampo realistico (dal punto di vista dei contenuti). Questi ultimi sono così realistici che, soprattutto nella prima fase – diciamo durante la sequenza introduttiva/interattiva – il cuore viene colpito duro. Vi garantiamo che qui non ci sono redattori con troppi scrupoli, qui c’è gente che ha ammazzato “virtualmente” qualunque forma di vita e con qualunque mezzo, ma… Quando questa stessa gente ha assistito all’inizio di Homefront è rimasta toccata nel più profondo dell’animo. Non stiamo parlando di scene splatter o simili, ma di fredda, disumana per quanto umana, drammatica cronaca (certo velata da un contesto fantapolitico: la Corea che invade gli USA). Del gioco in termini di grafica, controlli e via discorrendo tratteremo ampliamente nel numero 167 di PSM (in edicola sul finire di marzo), ma del suo inizio abbiamo voluto parlare subito, perché è una cosa sopra le righe, nel bene e nel male.